Di recente il mondo della scuola italiana ha prestato molta attenzione alle particolarità di ogni singolo studente. Infatti la tendenza è quella di rendere il più possibile la didattica adatta alle caratteristiche individuali di ogni studente cercando di esaltarne il più possibile le caratteristiche individuali.

Dalla legge del 08/10/2010 n°170 vengono riconosciuti e rientrano tra i Disturbi Specifici dell’Apprendimento quelli che riguardano alcune specifiche abilità di apprendimento scolastico. L’idea portante è stata quella di aprire con questa nuova legge un canale di diritto allo studio differente da quello previsto dalla legge 104/1992 più dedicato a chi presenta disabilità. Tra i disturbi DSA, rientrano:

  • La dislessia: caratterizzata da una difficoltà che si manifesta attraverso una minore fluidità nella lettura
  • La discalculia: che riguarda le abilità di calcolo
  • La disgrafia e la disortografia, le quali entrambe riguardano un disturbo nella sfera della scrittura (grafia e ortografia rispettivamente)

I disturbi sopra elencati talvolta possono anche coesistere venendo a costituire quella che si chiama situazione di comorbilità.

Cosa prevede la scuola per chi manifesta questo tipo di disturbi?

Innanzitutto è necessario che il tutto sia certificato da chi di competenza. In seguito all’ottenimento della certificazione di un professionista del settore, si procede con la presa in carico dello studente con DSA da parte della scuola. Il consiglio di classe infatti, una volta ottenuta la certificazione diagnostica procede all’attivazione di un Piano Didattico Personalizzato (PDP), che contiene, in accordo con le disposizioni vigenti, le opportune misure dispensative e gli strumenti compensativi. Tale piano PDP deve essere elaborato all’inizio dell’anno scolastico e deve essere sottoposto all’approvazione del collegio dei docenti. Resta fondamentale che tale piano venga elaborato con il dovuto coinvolgimento della famiglia, dello studente (se maggiorenne) ed anche di un operatore della ASL. Il PDP non è da confondere con i PSP (i piani di studio personalizzati) e i PEI (piani educativi individualizzati) specifici di chi presenta disabilità.

In base alla legge, per un alunno che presenta DSA sono di solito previste:

Le misure dispensative riguardano l’evitare alcuni compiti che renderebbero il lavoro dello studente controproducente venendo meno all’utilità didattica, ad esempio nel caso di un alunno con dislessia, la lettura ad alta voce di un brano potrebbe portarlo ad un controproducente abbassamento dell’autostima dovuto alle sue difficoltà di lettura. Per i compiti in classe e gli esami può essere necessario un incremento del tempo sino al 30%.

Le misure compensative riguardano invece l’adozione di strumenti che possano portare il livello di difficoltà di un compito al pari di quello dei suoi compagni che non presentano il DSA (ad esempio l’utilizzo di un sintetizzatore vocale per la lettura o di un registratore vocale, oppure ancora di un formulario di matematica). A queste misure possono aggiungersi anche l’incoraggiamento all’utilizzo delle nuove tecnologie informatiche oppure di strumenti anche meno tecnologicamente evoluti come le mappe concettuali e le tabelle.

Queste misure hanno lo scopo di rendere l’apprendimento e l’impegno nello studio ad un livello d’impegno e difficoltà pari a quello dei suoi compagni che non presentano questi disturbi specifici, non devono assolutamente facilitare nessun compito.

Come ci si deve comportare in classe se sono presenti studenti con DSA?

Innanzitutto è fondamentale osservare che studenti con DSA presentano solo una differente metodologia di apprendimento ed hanno delle prestazioni nella norma, infatti non sempre è previsto l’insegnante di sostegno. Quindi da parte dell’insegnante è richiesto il più possibile incoraggiare l’alunno all’utilizzo degli strumenti compensativi. Una buona pratica è quella di evitare che lo studente (ad esempio dislessico) sia forzato alla lettura in classe ad alta voce, questo compito infatti risulta molto stancante e scoraggiante. La dispensa dello studente da alcuni compiti dovrebbe essere condotta senza dare peso eccessivo al fatto, in quanto ricordare continuamente allo studente di tale “esenzione” potrebbe abbassarne l’autostima oltre a creare conflitti con i compagni. Inoltre al fine di omogeneizzare il gruppo classe si potrebbe anche incoraggiare gli altri studenti all’utilizzo delle tecnologie informatiche o a creare anch’essi le mappe concettuali magari con un lavoro di gruppo assieme allo studente con DSA. Non dobbiamo dimenticare infatti che le tecniche adatte ad uno studente DSA sono utilizzabili da chiunque e quindi anche dagli altri compagni, ciò però non è vero al contrario.

La scuola dell’inclusione: DSA